Credo di esser sveglia da sempre Soffro di un dolore invisibile Neanche dio riesce a vederlo È un chicco di grano stolto Rimasto bambino tra la gogna e il dolore Ha voluto mangiarmi senza nessuna fame E di me è rimasto il segno Sotto la sua bocca sporca d’amore
Questo è quello che accade La macina dissemina lacrima lo stesso solco E di me dio dimmi cosa rimane? Risponde la mia pancia graffiata Mentre mangia così tanto da tagliarsi le unghie del cuore Io lo so dove si affaccia È un baratro dolce dallo scalino di carne inumana
Il mio dolore, il mio dolore sorride Per l’immensa tenerezza che lo trasporta Una sacca d’ossa e di sangue è il mio corpo Hanno sparato al mio dolore Lo vedo ogni giorno perché vorrebbe capire Lo spreco mangiandone di bianco gli occhi
Consentitemi di amarvi È l’unica cosa che ho sempre chiesto Senza nessuna croce In una tazzina di caffè nero denso di lacrime Perdonatemi Io chiedo ancora il vostro abbraccio Angela Botta